Convocazione Consiglio Comunale – Seduta Ordinaria

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE  RENDE NOTO A TUTTA LA CITTADINANZA CHE IL COSIGLIO COMUNALE è convocato,  in seduta ordinaria, per il giorno 30.11.2022 alle ore 17:00, nella sala Consiliare […]

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Inaugurata la Biblioteca Comunale Roberto Villetti

21 Maggio 2022

Inaugurata, questa mattina, la Biblioteca Comunale “Roberto Villetti” presso il Centro Polivalente di San Giovanni Incarico. L’evento ha concluso il ciclo di iniziative di “ContemporaneaMente. Leggere per comprendere”, progetto patrocinato dal Ministero della Cultura.
A rendere omaggio a Villetti, politico di spicco ed ex direttore dell’Avanti!, il cui patrimonio librario ha reso possibile la realizzazione della biblioteca, gli amici, i colleghi e il professor Alessandro Roncaglia, già titolare di economia presso La Sapienza di Roma e membro dell’Accademia dei Lincei, Ugo Intini parlamentare e già direttore dell’Avanti!, Carlo D’Ippoliti, docente di economia  all’Università La Sapienza di Roma e Carlo Correr, già direttore del settimanale L’Avanti.
A moderare gli interventi il presidente del Consiglio Comunale e delegato alla Cultura Gaetano Battaglini, che ha inoltre illustrato l’attività di recupero e catalogazione da lui coordinata e svolta insieme ai ragazzi del Servizio Civile progetto “Bibliocultura” Valentina Ricci, Ilaria Cerroni, Francesco Bortone e Giuliano Salvati. Ha presieduto l’evento il Sindaco Palo Fallone che nel suo intervento ha sottolineato l’importanza della nascita della Biblioteca Comunale “in un luogo deputato a favorire la crescita socio-culturale dei giovani”. La presenza e l’intervento del Consigliere Regionale Mauro Buschini ha evidenziato l’attenzione della Regione Lazio ad una politica di rilascio dei luoghi di aggregazione e dei centri culturali realizzati in economia con specifiche risorse.

Le dichiarazioni del sindaco Paolo Fallone

“Un sogno che diventa realtà per i nostri cittadini, per i nostri giovani in maniera particolare che finalmente potranno usufruire di un luogo di aggregazione e di studio. La Biblioteca Comunale è una risorsa e un investimento, un primo grande passo verso il futuro. Ringrazio tutti i presenti e in modo particolare il curatore testamentario di Villetti il professor Alessandro
Roncaglia, la sua compagna l’avvocato Maria Cristina Naso, la dottoressa Valentina Padrone, il consigliere regionale Mauro Buschini e, infine, il nostro presidente del Consiglio Comunale Gaetano Battaglini che, con i nostri ragazzi del Servizio Civile, è riuscito a realizzare questo progetto a beneficio di tutti”.

La riflessione del professor Alessandro Roncaglia amico e curatore testamentario di Villetti

“Ho conosciuto Roberto Villetti nel 1966, quando molti di voi non erano ancora nati. Da allora, su un arco di più di cinquant’anni, abbiamo partecipato insieme alle occupazioni universitarie, alle manifestazioni contro la guerra nel Vietnam, la dittatura greca, il golpe di Pinochet in Cile; siamo stati insieme nelle redazioni di piccoli settimanali; abbiamo scritto insieme documenti politici, mozioni, pezzi di programmi di governo, emendamenti alla legge finanziaria; ho collaborato con lui quando era vicedirettore di Mondoperaio, poi vicedirettore e infine direttore dell’Avanti, e a una serie infinita di trattative politiche; siamo stati insieme a tanti concerti. Soprattutto, abbiamo discusso per anni, quasi ogni giorno, di politica. Cercavamo di capire le vicende correnti e ci ponevamo tante domande. Alcune sui problemi più importanti del momento: il finanziamento dei partiti, le garanzie per gli imputati e la durata dei processi, flessibilità del mercato del lavoro e garanzie per i lavoratori… Altre domande riguardavano i problemi di fondo: cos’è il socialismo? Marx o non Marx? rivoluzione o riforme? Giustizia sociale, diritti di libertà individuali, difesa dell’ambiente: vengono assieme o sono distinti?

Su ciascuno di questi temi non siamo mai arrivati a una conclusione definitiva. C’erano sempre aspetti, magari di dettaglio, sui quali non ci trovavamo d’accordo o quanto meno avevamo dubbi da risolvere, rinviati a una discussione successiva. Tante volte abbiamo cambiato idea; tante volte, sotto la pressione delle scelte politiche da compiere, siamo arrivati a un compromesso o abbiamo seguito vie diverse. Ma nel complesso gradualmente siamo arrivati a una comune concezione di fondo, che provo a riassumere.

Il socialismo delle origini, descritto in pagine bellissime di Giorgio Spini (uno dei nostri idoli e maestri, assieme a Paolo Sylos Labini, Norberto Bobbio ed altri), significava molto semplicemente stare dalla parte dei più deboli. La società è una realtà assai composita; cosa significa stare dalla parte dei più deboli va stabilito a seconda delle situazioni che ci si trova ad affrontare. Così nelle discussioni sullo Statuto dei lavoratori, uno dei primi progetti politici ai quali abbiamo partecipato (sotto la guida di Gino Giugni), valeva il motto di Giacomo Brodolini: “Da una parte sola, dalla parte dei lavoratori!”. Ma non ci persuadeva l’idea marxiana della progressiva ascesa del proletariato: già durante le occupazioni del 1968 avevamo elaborato assieme un documento sulla crescita di un “settore qualificativo” che avrebbe dovuto occupare uno spazio importante nei progetti riformisti. Con il suo “Saggio sulle classi sociali”, Sylos Labini aveva dato solide fondamenta scientifiche al superamento della contrapposizione dicotomica tra proletariato e capitalisti. Piero Sraffa aveva posto le basi per una critica di altri elementi del progetto politico marxista, come la tesi della caduta tendenziale del saggio del profitto, quindi della crisi finale spontanea del capitalismo. Dell’analisi di Marx restavano comunque parti importanti, come il ruolo della struttura produttiva (cioè della divisione del lavoro, un argomento di cui ci siamo tanto occupati) per comprendere la struttura di potere della società e la sua evoluzione.

Eravamo fin dall’inizio per le riforme, non per la rivoluzione: rosa pallido, non il rosso del sol dell’avvenire, come commentavano i miei compagni di scuola. Eravamo quindi seguaci di Riccardo Lombardi: “lotta dura/ senza paura/ per le riforme/ di struttura” (ma in realtà per gli iniziati il motto diceva “senza premura”: le riforme vanno costruite gradualmente, richiedono tanta pazienza…). E qui nasce un problema: cosa distingue le riforme di struttura dalle riforme ‘semplici’ o, peggio, dalle controriforme? La risposta coincide (e in parte sviluppa) quella data da Bobbio alla distinzione tra destra e sinistra. Riforme (essere di sinistra) significa tentare di modificare la situazione nel senso di una maggiore eguaglianza; controriforme (essere di destra) significa adottare misure che favoriscono i più ricchi, i più potenti. Per fare un solo esempio, la tassazione progressiva è di sinistra, quella proporzionale (la flat tax, magari accompagnata da tagli alla spesa sociale) è di destra.

Però, cosa significa maggiore eguaglianza? I liberali parlano di eguaglianza delle opportunità, dei punti di partenza: se poi la competizione sociale ci porta a risultati diversi, questo dipende dall’impegno e dalle capacità personali: positivi o negativi, quei risultati ce li saremmo meritati. L’eguaglianza delle opportunità è certo importante, la necessità di premiare l’impegno individuale pure; con i liberali veri si può e si deve collaborare nell’adottare misure che favoriscano questi obiettivi. Ma in ogni caso non si può lasciare a terra chi resta troppo indietro, e se l’eguaglianza dei punti di partenza non viene garantita perfettamente – cosa impossibile – misure di riequilibrio sono comunque necessarie. La rete di sicurezza del welfare state – assistenza sanitaria gratuita e universale, scuole pubbliche, pensioni di vecchiaia e di invalidità, sussidi di disoccupazione – va realizzata, difesa dai tagli alla spesa, resa sempre più efficiente. Soprattutto, sia per quanto riguarda i punti di partenza sia per i punti di arrivo, non si può guardare solo alle diseguaglianze di reddito e di ricchezza: la vera riforma di struttura è quella che riduce le diseguaglianze di potere. (E questo significa, tra l’altro, attribuire enorme importanza alla diffusione della cultura, la cui carenza crea e favorisce le diseguaglianze di potere).

Potere diffuso significa assenza di condizionamenti. Quindi, in primo luogo, certezza delle basi materiali della vita – cioè, in campo economico, priorità per la lotta alla disoccupazione. Ma significa anche difesa delle libertà individuali contro i tanti condizionamenti che l’ambiente culturale o sociale continuamente impongono, spesso sulla forza della tradizione: apertura a tutte le religioni (o all’ateismo), rispetto degli orientamenti sessuali, diritti di privacy, e tanti altri aspetti che il socialismo marxista, concentrato sulla giustizia sociale, ha troppo spesso trascurato, quanto meno lasciato in secondo piano. Di qui ad esempio la proposta, che Roberto aveva perseguito con il progetto della “Rosa nel pugno”, di un’alleanza non semplicemente elettorale ma strategica con i radicali di Marco Pannella, che per le sue tradizioni personali (tra l’altro, di seguace di Ernesto Rossi) condivideva anche i temi della giustizia sociale – purtroppo a differenza di tanti altri radicali, che erano invece neoliberisti e che alla fine, dopo avere fatto fallire il progetto, trovarono una collocazione nei partiti di destra o in un europeismo di maniera.

Prima ancora del progetto della Rosa nel pugno, Roberto aveva tentato un’alleanza con i Verdi: anche in questo caso, un progetto strategico parte di una tradizione socialista che risale a John Stuart Mill, uno dei primi a sottolineare, fin dalla metà dell’Ottocento, l’importanza della difesa dell’ambiente. Naturalmente, non una ecologia reazionaria come quella di derivazione malthusiana che indica nel blocco dello sviluppo, demografico o economico, la soluzione inevitabile; ma l’ecologia progressista, quella sostenuta dalla premier laburista norvegese Gro Brundtland con il motto dello “sviluppo sostenibile”.

Quel che Roberto avrebbe voluto costruire, in sostanza, era un movimento socialista moderno, che collegasse i temi della giustizia sociale a quelli dello sviluppo progressivo dei diritti individuali (anche questa, dello sviluppo progressivo dei diritti, una tesi di Bobbio) e della difesa dell’ambiente, con un intervento pubblico ampio e vincoli e indirizzi precisi al funzionamento del mercato, una politica redistributiva vigorosa ma non espropriatrice, e – soprattutto – tanta attenzione per istruzione e cultura.

Abbiamo fallito. L’Italia, e il mondo, stanno seguendo una strada diversa. Ma abbiamo la coscienza tranquilla, perché abbiamo fatto quel che potevamo. Roberto si è arreso solo quando la malattia lo ha lasciato senza forze; io quando non c’è stato più lui a trascinarmi. Ma, forse, possiamo sperare che nelle generazioni più giovani qualcuno proverà a riprendere, sviluppare e magari modificare in meglio questi ideali”.

A conclusione della cerimonia è stata svelata la targa dedicatoria a Villetti sulle note dell’Inno Nazionale. Al taglio del nastro, il parroco Don Jeorge Vargas ha benedetto i locali della biblioteca aperti al pubblico. Hanno preso parte all’evento il segretario generale provinciale della Slp-Cisl Mario Fiscariello, il vice presidente Csap Eugenio Veneri, il vice sindaco Angelo Petrucci e gli assessori Isabella Corsetti e Pietro Tasciotti.

 

 

 

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